Cigno nero

 

Non avevo mai colto la figura del cigno delle ballerine classiche in maniera così evidente. Finché non ho piegato un foglio. Un piccolo gesto può svelare la percezione. Le pieghe sono i gesti di un foglio di carta. Cuciture, tagli, grammature. C’è una costellazione di elementi, spesso trascurati, che concorre all’impaginazione. Ho sempre preferito dedicarmi a questi campi abbandonati perché meno visibili. Ma è lì che giace la percezione, è quello il contesto, la scenografia trasparente. Oggi, con la automazione digitale, si è perduto questo sterminato giacimento di spunti che attecchisce tra un passaggio e l’altro. Spostando i fogli da una macchina all’altra, girando i fogli, aspettare che gli inchiostri asciughino sono tempi necessari a un progetto cosciente. Carezzare la carta è indispensabile, sfogliarla, piegarla, tagliarla. Si progetta con le mani. Si comprende toccando. San Tommaso aveva ragione.