Bloodprint

STORIE DEI PESCI
(Pagina Facebook)

Iniziamo a riferire quanto tacitamente raccontatoci dai pesci, usando la rete sociale per catturare attenzione.

Pubblichiamo a puntate, all’indirizzo di cui sopra e sotto forma di appunti di viaggio, le mille variazioni dell’acqua. Si scrive a strascico e poi si scelgono le parole più efficaci ad allargare il discorso fino a perderlo di vista. Perdere è il presupposto per ritrovare. Con la consapevolezza che ciò che si è perduto si può solo ratificare in quanto tale, nel tornare.

L’immaginario ultramarino

 

Schermata 2012-03-22 a 18.57.37

Il disfacimento dell’ombra

 

IMG_3692

Le figure del passaggio

 

polp fiction

Le coreografie invisibili

 

alato

Le ali della fantasia

 

ombre variegate

Bestiario deforme

 

Pescecani randagi etc

Trittico dei pescecani randagi

 

LA CRIPTA DELLE VELLEITÀ

I pesci sono come la verità: quando vengono a galla, è troppo tardi. Comprenderli è un’ammissione di colpa. Una realtà eviscerata dove l’anima latita. Con questo lavoro si cerca d’intercettarla prima che si dissolva definitivamente, in tempo per determinare l’essenza dell’assenza, un rilievo vuoto a perimetrarne il fossile trasparente. (Archivio)

«Dovendo fotografare l’agonia senza l’ausilio di parole, Mue Ronge sviluppò questa tecnica istintiva.
A dire il vero, esisteva già, ma lui la rese più imprecisa, ispirandosi alla vita, sostituendo all’inchiostro
tradizionale una tinta direttamente relazionata al soggetto rappresentato: lo stesso sangue
e il nero naturale delle seppie. Inoltre, l’unico modo per immortalare l’esistenza sul finire consisteva
nell’intercettare l’anima dei pesci nell’atto d’evaporare. Mai ritratti si rivelarono maggiormente efficaci.
Era la sindone del mare. E lui, che non era un artista, si proponeva come un semplice mediatore».