Il libro dei dispiaceri

I piaceri passano in fretta, i dispiaceri no.

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Si narra l’orbita perduta tra due esistenze che la gravitazione virtuale portò a collimare ai limiti della collisione.
Claire Garamond e Mue Ronge per la prima volta in vita loro arrivarono a definire ciò che avrebbero perduto, identificandolo con millimetrica esattezza, per conoscere ciò a cui avrebbero rinunciato, il destino a cui non andavano incontro. Nella vita capita di perdere gli incontri e mancare gli appuntamenti, ma raramente accade di incontrasi all’appuntamento da mancare. Di cercarsi per perdersi. Di fissare l’appuntamento da disattendere puntualmente. Una pratica esasperante, i cui esiti facilmente immaginabili si è cercato di mettere a frutto. Si è voluto constatare come continua un vicolo cieco, percorrendolo al di là. In tutta arbitrarietà. Questa è la loro storia, e questo è il motivo del mio dispiacere.

“La storia è sempre la stessa, ma i dispiaceri sono  diversi. Illusione, convinzione, delusione, disincanto. Sono sentimenti al pari di tutti altri, non vedo perché non dovremmo tenerli a cuore. La paura è un’emozione ancora più intensa della gioia, così come la solitudine lo è della compagnia. La delusione è uno stupore a tutti gli effetti, per quanto negativi. Uno stupore demoralizzante. La lucidità ha a che fare più con ciò che sfuggiamo, sotterrando la testa sotto una spessa coltre amorosa.
Non sapendo dove sbattere la testa, ho scelto un foglio di carta. Volevo che assorbisse la macchia che quest’esperienza mi lasciò. Se non vuoi cadere non devi sbilanciarti, lascia sempre parlare gli altri, limitandoti a delle smorfie ambigue, così che si possa sceglierne liberamente il significato. Ho fatto il contrario, non me ne pento, ma ne pago le conseguenze, volentieri. Non vedo l’ora che il libro sia finito, ben sapendo che il dispiacere non lo sarà”.
Mue Ronge